Una Visione cristiana contro la Bielorussia di Lukashenko

In Bielorussia, dopo la sesta rielezione di Alexander Lukashenko, le opposizioni sono scese in piazza denunciando brogli elettorali. Tra loro c’è Visione Cristiana, un’organizzazione il cui scopo è fare da ponte tra le comunità religiose e la politica, cercando modi per superare la crisi nel Paese e assicurare il consenso nella società sulla base della Costituzione.

[intervista a cura di Alessia Passarelli]

È il 1994 quando in Bielorussia, dopo aver dichiarato la propria indipendenza dall’Urss, sale per la prima volta al potere Alexander Lukashenko (vedi Confronti 10/2020). Da allora, è stato dapprima rieletto per due mandati, di cinque anni ciascuno; poi nel 2004 un referendum ha approvato una riforma costituzionale, che ha abolito i limiti di mandato. Il 9 agosto scorso l’annuncio della sua sesta rielezione sostenuta – secondo i dati ufficiali – dall’80,10% dei 5,3 milioni di votanti. Ma questa volta, a fronte di sondaggi che davano Lukashenko ad appena il 3% di gradimento fra gli elettori ed elettrici, le opposizioni sono scese in piazza per manifestare contro i brogli elettorali. Abbiamo parlato di questa delicata situazione, e del ruolo che in essa giocano le Chiese, con Natallia Vasilevich, teologa e attivista bielorussa del gruppo interreligioso Visione Cristiana il cui scopo è fare da ponte tra le comunità religiose e la politica cercando modi per superare la crisi nel Paese e assicurare il consenso nella società sulla base della Costituzione.

Dopo più di venti anni dalla salita al potere di Alexander Lukashenko, la Bielorussia si è “risvegliata”. Cosa succede nel Paese? Cosa è cambiato con le elezioni di agosto?

È fondamentale capire il contesto. Alexander Lukashenko è salito al potere nel ‘94 e negli anni ha accentrato sempre più i poteri sulla sua figura modificando la legislazione e, di fa tto, abolendo qualsiasi forma di opposizione. Perché la popolazione ha accettato tutto questo senza ribellarsi? Diciamo che le persone hanno avuto dei benefici dal Governo. C’era una sorta di contratto sociale che prevedeva da parte del Governo la garanzia di una certa stabilità economica, privilegi speciali per alcune categorie di lavoratori
(soprattutto nel settore informatico), e in un secondo momento, la garanzia del controllo sulla sovranità nazionale, soprattutto nei confronti della Russia. Inoltre, chiunque non fosse contento del governo poteva sempre emigrare. Questi benefici, se così li possiamo chiamare, compensavano la mancanza di libertà e di diritti. Diciamo che, per fare un paragone, come spesso accade nelle relazioni basate sull’abuso, è difficile uscirne. Negli anni Lukashenko ha inoltre goduto dell’appoggio dell’area cristiana più conservatrice. Alcune denominazioni protestanti che, nei primi anni del suo governo, venivano osteggiate con limitazioni e restrizioni sulla propria libertà di culto, hanno iniziato a supportarlo, timidamente, alla fine degli anni 2000. Di fronte all’immagine di un’Europa secolarizzata, sempre meno cristiana, promotrice dell’eguaglianza di genere e dei diritti delle comunità Lgbt, molti cristiani conservatori hanno visto in Lukashenko una garanzia a salvaguardia della tradizione e della loro idea di valori cristiani. Un forte elemento di rottura è stato l’arrivo della pandemia. Il fatto che il governo negasse l’esistenza del virus e del suo impatto, ha portato le persone ad aprire gli occhi e, di fronte ai malati, ai morti e alla mancanza di informazioni, ad auto-organizzarsi. Sono partite, ad esempio, campagne di crowdfunding per i medici. Così, quando sono state annunciate le nuove elezioni, molti avevano già iniziato a mobilitarsi e i candidati non mancavano.

Come si è organizzata l’opposizione?

Durante la campagna elettorale ci siamo ritrovati con un’opposizione formata da tre donne. Non è stato intenzionale: Svetlana Tikhanovskaya, ad esempio, diventata leader dell’opposizione, ha portato avanti la campagna del marito (il blogger e attivista Ivan Tikhanov) che era stato ingiustamente incarcerato. Il giorno delle elezioni, davanti ai seggi, c’erano file lunghissime di persone pronte a votare, vestite di bianco o con un fiocco bianco, simbolo dell’opposizione. Era chiaro a tutti che il suo consenso era molto ampio.

Dopo le elezioni, ufficialmente vinte da Lukashenko ma per cui le opposizioni hanno denunciato gravi brogli, Svetlana è stata costretta a rifugiarsi in Lituania e da lì ha continuato a supportare i manifestanti. I cortei, i sit-in, le manifestazioni, spontanee e numerosissime in tutto il Paese, vanno avanti da due mesi e a nulla sono valse le violente repressioni da parte delle forze dell’ordine per cercare di fermarle. Comunità religiose, laici, associazioni varie, comitati di quartiere, tutti si sono ritrovati per strada, con striscioni, cartelli, musica. Ci si ritrova così, usando i sistemi di messaggistica istantanea (Viber), tra vicini di casa, membri della stessa organizzazione, in vari angoli delle città, dei paesi, per chiedere, pacificamente ma a gran voce, verità,
diritti e nuove elezioni.

Qual è stato il ruolo della Chiesa ortodossa nel periodo post-elezioni?

È bene dire che all’interno della Chiesa ortodossa coesistono differenti anime e posizioni. Inizialmente c’è stato un piccolo nucleo di preti che ha pubblicamente appoggiato il regime. Sia il patriarca di Mosca (Kirill) che l’allora metropolita di Minsk (Pavel) si sono congratulati con Lukashenko subito dopo le elezioni. La situazione è iniziata a cambiare a seguito delle eccessive violenze perpetrate sui manifestanti inermi. A quel punto non è stato più possibile validare il governo e il metropolita si è esposto con dichiarazioni di condanna per le violenze in atto, senza però chiamare in causa le autorità dello Stato responsabili delle repressioni. Alcuni vescovi, pur condannando le violenze, hanno intimato ai propri preti e fedeli di non mischiare la fede con la politica e di tenersi alla larga dalle manifestazioni. C’è, però, l’altra anima della Chiesa, quella formata da vescovi e preti scesi in piazza per dichiarare come queste manifestazioni fossero il risultato dei brogli elettorali e spronare i fedeli a ricercare la verità. È noto come molte delle manifestazioni siano partite da donne, spesso non più giovanissime. Tra le varie iniziative, vorrei ricordare quella di alcune di loro che hanno organizzato una preghiera ecumenica, boicottata da preti ortodossi ma supportata da quelli cattolici. Il risultato è stato una marcia di fedeli cattolici, ortodossi e protestanti con striscioni e bibbie a condanna delle violenze perpetrate dal governo. A seguito della marcia, una delle promotrici ha scritto una lettera, pubblicandola su Facebook, in cui chiedeva al metropolita Pavel un incontro. L’incontro c’è stato, un gruppo formato principalmente da donne, ha mostrato foto delle violenze, delle torture e ha chiesto al Metropolita di dissociarsi in qualche modo. Lukashenko ad agosto ha pubblicamente redarguito la Chiesa ortodossa per il suo coinvolgimento nella politica bielorussa.

La Chiesa, luogo di preghiera, dovrebbe occuparsi solamente degli aspetti spirituali dei propri fedeli, secondo Lukashenko. Per molti l’impegno nelle proteste viene inteso come un atto di coscienza e non come un’azione “politica”. Tante persone hanno perso fiducia nella Chiesa ortodossa, ma mentre alcuni si stanno rivolgendo ad altre chiese, come quella cattolica; altri, invece, continuano a fare lobby per cambiare il sistema dall’interno.

Parlando di coloro che vogliono cambiare le cose dall’interno, che cos’è il gruppo Visione Cristiana? Come e perché è nato?

Il gruppo Visione Cristiana è un’associazione informale, interreligiosa, nata all’interno del Consiglio di coordinamento. Il Consiglio di coordinamento è, invece, una struttura creata e voluta da Svetlana Tikhanovskaya dopo il suo esilio a Vilnius. Dal momento che non ha alle spalle né un partito né un’associazione, ha creato questa ampia piattaforma per far dialogare varie anime della società civile.
Anche io, per esempio, faccio parte del consiglio e sono tra le promotrici del gruppo Visione Cristiana.

L’idea è quella di fare da ponte tra le comunità religiose e la politica cercando modi per superare la crisi politica nel Paese e assicurare il consenso nella società sulla base della Costituzione. In particolare ci sono tre punti di azione su cui ci battiamo: 1) la fine immediata delle violenze e delle persecuzioni, conducendo indagini su ciò che è accaduto in fase post-elettorale; 2) il rilascio di tutti i prigionieri politici, la revoca degli ordini giudiziari illegali, il risarcimento dei danni a tutte le vittime; 3) lo svolgimento di nuove elezioni in conformità con gli standard internazionali.

Il gruppo Visione Cristiana richiama, inoltre, l’attenzione sulle numerose violazioni del diritto dei cittadini alla libertà di religione o credenza, e le persecuzioni per motivi politici nei confronti di figure e organizzazioni religiose. Siamo ancora agli inizi e speriamo di crescere. Riceviamo molte richieste da parte di preti o leader religiosi sul nostro lavoro. Per noi è molto importante anche l’attenzione che il mondo cristiano internazionale ha nei nostri riguardi, non ci fa sentire isolati.

Confronti. Mensile di religioni, politica, societa. 11 / 2020