Oggi noi, la diaspora bielorussa in Italia, abbiamo avuto una grande delusione da parte del Vaticano

Oggi noi, la diaspora bielorussa in Italia, abbiamo avuto una grande delusione da parte del Vaticano, già la seconda in poco tempo considerando che in data 3 novembre il Nunzio Apostolico in Bielorussia Ante Jozić ha consegnato a Lukashenko le sue lettere credenziali.

Oggi volevamo portare all’Angelus in Vaticano la nostra bandiera di 30 metri per ricordare al Papa quanto sta succedendo in Bielorussia, per pregare insieme ad altri fedeli e per dare un messaggio di sostegno ai nostri concittadini in patria che lottano pacificamente contro la dittatura.

I rappresentanti della nostra comunità sono andati subito ai controlli per dichiarare la bandiera e le sue dimensioni. Dopo un’ispezione accurata ci è stato detto che non potevamo portarla in Piazza San Pietro perché è una “bandiera degli oppositori di Lukashenko” e non è una bandiera statale. Ci hanno chiesto se avevamo altre bandiere, avevamo risposto “si, le bandiere più piccole e un drappo bianco con scritto Belarus”, ci hanno detto che non potevamo portare con sé in piazza né le bandiere più piccole né la scritta. Anzi dopo averci controllato i documenti, alle ragazze è stato chiesto di alzare le magliette per assicurarsi che nessuna avesse le scritte sul corpo.

Come si può accettare un trattamento del genere? Mentre il Papa si rivolge ai credenti invitandoli a pregare per il popolo bielorusso, mentre ha tutte le testimonianze davanti a sé delle crudeli e violente repressioni del regime, perché la Santa Sede intrattiene i rapporti diplomatici con Lukashenko? Perché la polizia che lavora presso il Vaticano tratta in questo modo le persone che vengono dal Papa? Gli uomini di fede non dovrebbero mai sostenere gli assassini, non dovrebbero mai scendere a patti con i tiranni, al contrario dovrebbero proteggere le persone indifese che non chiedono nient’altro che la libertà. Questi atteggiamenti ci lasciano profondamente amareggiati e delusi.

Supolka